L'opuscolo "Berlusconi", tradotto in quattro lingue (francese, inglese, spagnolo
e tedesco) è stato distribuito da Gianni Vattimo (su domanda del quale il
libretto stesso è stato redatto) a tutti i Parlamentari europei nel pomeriggio
del 2 luglio 2003, giorno della presentazione, da parte del presidente del
Consiglio dei ministri italiano Silvio Berlusconi, del programma della
presidenza italiana dell'Unione europea. Editing del documento (cartaceo e on
line): Mario Cedrini e Stefano Cardone.
BERLUSCONI
di Marco Travaglio e Peter Gomez
INDICE:
- Lettera di presentazione di Gianni Vattimo
- Vita di Berlusconi. Cronologia
- Berlusconi e i suoi misteri
- Tutti i processi di Berlusconi
- Tutto ciò che penso di Berlusconi (di Umberto Bossi)
- Tutte le bugie di Berlusconi
Lettera di presentazione di Gianni Vattimo
Caro Collega,
il breve testo che troverà in allegato è una sommaria presentazione del
personaggio che, secondo le regole della rotazione, occuperà nel prossimo
semestre il posto di presidente del Consiglio Europeo. Questa presentazione è
stata preparata da due giornalisti italiani, Marco Travaglio e Peter Gomez, che
da tempo seguono le vicende politiche e giudiziarie di Silvio Berlusconi e ne
scrivono sulla stampa italiana. Non sempre, però, queste vicende sono conosciute
adeguatamente negli altri Paesi dell'Unione. So bene che proprio in questi
giorni, in occasione dell'inizio del "semestre italiano", molta stampa europea
ha fornito più informazioni del solito sul discusso personaggio. Ma siccome si
attribuisce agli italiani, anche ai partiti di opposizione, l'intenzione di
contribuire al "successo" del semestre europeo del nostro premier, io diffondo
questo opuscolo informativo proprio perché non intendo contribuire in alcun modo
a tale successo. Anzi, credo che un vero successo dell'Italia, e anche
dell'Europa, si possa realizzare solo riducendo al minimo il danno che la
democrazia, l'indipendenza dell'Europa dagli Usa, la libertà di informazione, la
lotta contro la corruzione, possono ricevere dalla presidenza europea di Silvio
Berlusconi. Una conoscenza dettagliata e, nonostante le apparenze, obiettiva,
della sua storia affaristico-politico-giudiziaria può, spero, servire a questo
scopo.
Un cordiale saluto, Gianni Vattimo
VITA DI BERLUSCONI . CRONOLOGIA
1936. Nasce a Milano il 29 settembre, primo di tre figli (due maschi e una
femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi,
casalinga.
1954. Prende la maturità classica al liceo salesiano Copernico e s'iscrive
all'Università Statale, facoltà di Giurisprudenza. A tempo perso, vende spazzole
elettriche porta a porta, fa il fotografo ai matrimoni e ai funerali, suona il
basso e canta nella band dell'amico d'infanzia Fedele Confalonieri (anche sulle
navi da crociera).
1957. Primo impiego saltuario nella Immobiliare costruzioni.
1961. Si laurea in legge con 110 e lode, a Milano: tesi sugli aspetti giuridici
del contratto pubblicitario, e vince una borsa di studio di 2 milioni messa in
palio dalla concessionaria Manzoni. Evita, non si sa come, il servizio militare.
E si dà all'edilizia, acquistando un terreno in via Alciati, grazie alla
garanzia fornitagli dal banchiere Carlo Rasini, che gli procura anche un socio,
il costruttore Pietro Canali. Nasce la Cantieri Riuniti Milanesi.
1963. Fonda la Edilnord Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il commercialista
svizzero Carlo Rezzonico (per la misteriosa finanziaria luganese
Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag). Nel 1964 apre un cantiere a
Brugherio per edificare una città-modello da 4 mila abitanti. Nel 1965 è pronto
il primo condominio, di cui però non riesce a vendere nemmeno un appartamento.
Poi, non si sa come, riesce a venderlo al Fondo di previdenza dei dirigenti
commerciali.
1965. Sposa Carla Elvira Dall'Oglio, genovese, che gli darà due figli: Maria
Elvira (1966) e Piersilvio (1969).
1968. Nasce l'Edilnord 2, acquistando terreni a Segrate, dove sorgerà Milano 2.
1969. Brugherio è completa con 1000 appartamenti venduti.
1973. Fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie
ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding
(amministrata dal finanziere Ercole Doninelli). Acquista ad Arcore, grazie ai
buoni uffici dell'amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i
terreni ad Arcore, a prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore
dell'unica erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e
contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui.
1974. Grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce
l'Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università,
Marcello Dell'Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv via
cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all'etere col nome di Canale 5.
Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal boss
mafioso Vittorio Mangano, assunto in Sicilia da Dell'Utri come "fattore", cioè
come amministratore della casa e dei terreni. Mangano lascerà Arcore soltanto un
anno e mezzo - due anni più tardi, in seguito a due arresti e a un'inchiesta a
suo carico per il sequestro di un ospite della villa amico di Berlusconi.
1975. Le due fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord e
la Milano 2. Ma Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da una
miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di
Italcantieri, e al 1979, quando assumerà la presidenza della Fininvest.
1977. Appena divenuto Cavaliere del Lavoro, acquista una quota dell'editrice de
Il Giornale, fondato nel 1974 da Indro Montanelli.
1978-1983. Riceve circa 500 miliardi al valore di oggi, di cui almeno una
quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding Italiana
che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt'oggi la provenienza. Sono gli
anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi dal 1976, al potere e
della sua ascesa al governo.
1978. Si affilia alla loggia massonica deviata e occulta "Propaganda 2" (P2) del
maestro venerabile Licio Gelli, a cui è stato presentato dal giornalista Roberto
Gervaso. Tessera numero 1816. Di lì a poco comincerà a ricevere crediti oltre
ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl (due banche con alcuni
uomini-chiave affiliati alla P2). E inizierà a collaborare, con commenti di
politica economica, al "Corriere della Sera", controllato dalla P2 tramite
Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in quanto
"eversiva", con un provvedimento del governo Spadolini.
1980. Berlusconi fonda, con Marcello Dell'Utri, Publitalia 80, la concessionaria
pubblicitarie per le reti tv. Conosce l'attrice Veronica Lario, al secolo Miriam
Bartolini, che recita in uno spettacolo al teatro Manzoni di Milano senza veli.
Se ne innamora. La nasconde per tre anni in un'ala segreta della sede Fininvest
in Via Rovani a Milano. Poi la donna rimane incinta e nel 1984, sempre nel
segreto più assoluto, partorisce in Svizzera una bambina, Barbara. Berlusconi la
riconosce. Padrino di battesimo, Bettino Craxi.
1981. I giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando sui
traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli
elenchi degli affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce danni dallo
scandalo che travolge il governo, l'esercito, i servizi segreti e il mondo del
giornalismo.
1982. Berlusconi acquista l'emittente televisiva Italia 1 dall'editore Edilio
Rusconi.
1984. Berlusconi acquista l'emittente Rete 4 dalla Mondadori: ormai è titolare
di tre network televisivi nazionali, e può entrare in concorrenza diretta con la
Rai. Ma tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti che
consentono le trasmissioni illegali di programmi in "interconnessione", cioè in
contemporanea su tutto il territorio nazionale. Craxi vara un decreto urgente
(il primo "decreto Berlusconi") per legalizzare la situazione illegale. Ma il
decreto non viene convertito in legge perché incostituzionale. Craxi ne vara un
altro (il secondo "decreto Berlusconi"), minacciando i partiti alleati di andare
alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura del decreto. E nel febbraio
'85 il decreto sarà approvato, dopo che il governo avrà posto la questione di
fiducia.
1985. Berlusconi divorzia da Carla Dell'Oglio e ufficializza il legame con
Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora (1986) e Luigi (1988). Le
seconde nozze verranno celebrate, con rito civile, nel 1990, officiante il
sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri, cognato di Craxi. Testimoni degli
sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.
1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988
vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l'operazione La Cinq in
Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel '90. E' Jacques Chirac a
cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
1988. Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema radiotelevisivo.
Che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza imporre al Cavaliere
alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la Standa. La legge verrà
approvata nel 1990.
1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della
Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La Repubblica e 13
giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e tutto il settore
libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il tribunale di
Milano riterrà poi comprata con tangenti dall'avvocato Previti per conto di
Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo concorrente. Una successiva
mediazione politica porterà poi alla restituzione a De Benedetti almeno di
Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il resto rimarrà a Berlusconi.
1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può
tenersi televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e
Mondadori, dovendo soltanto "spogliarsi" de Il Giornale (che viene girato nel
'90 al fratello Paolo).
1994. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di
Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia,
vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e
diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto nell'inchiesta
sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è costretto a dimettersi,
per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non condivide più la sua
politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto d'interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in
bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti,
si ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del
centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all'opposizione, alle
prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con diverse
condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e (raramente) in
assoluzioni in appello e in Cassazione.
2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e torna
alla presidenza del Consiglio.
BERLUSCONI E I SUOI MISTERI
La vita e la carriera dell'imprenditore Silvio Berlusconi, nonostante le
biografie autorizzate che il protagonista ha fatto pubblicare o propiziato nel
corso degli anni con fini auto-agiografici, rimane costellata di buchi neri e di
domande senza risposta. Piccolo riepilogo degli omissis più inquietanti.
1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per
costruire Milano 2. Soci accomandatari (quelli che vi operano), oltre al futuro
Cavaliere, sono il commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori Pietro
Canali, Enrico Botta e Giovanni Botta. Soci accomandanti (quelli che finanziano
l'operazione) il banchiere Carlo Rasini, titolare dell'omonima banca con sede in
via dei Mercanti a Milano, e l'avvocato d'affari Renzo Rezzonico, legale
rappresentante di una finanziaria di Lugano: la "Finanzierungesellschaft für
Residenzen Ag", di cui nessuno conoscerà mai i reali proprietari. Si tratta
comunque di gente molto ottimista, se ha affidato enormi capitali a Berlusconi,
cioè a un giovanotto di 27 anni che, fino a quel momento, non ha dato alcuna
prova imprenditoriale degna di nota.
2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi Berlusconi lavora per tutta la vita,
da semplice impiegato a direttore generale, ecco la risposta di Michele Sindona
(bancarottiere piduista legato a Cosa Nostra e riciclatore di denaro mafioso) al
giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli domanda quali siano le
banche usate dalla mafia: "In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una
piccola banca in piazza Mercanti". Cioè la Rasini, dove - ripetiamo - Luigi
Berlusconi, padre di Silvio, ha lavorato per tutta a vita, fino a diventarne il
procuratore generale. Alla Rasini tengono i conti correnti noti mafiosi e
narcotrafficanti siciliani come Antonio Virgilio, Salvatore Enea, Luigi Monti,
legati a Vittorio Mangano, il mafioso che lavora come fattore nella villa di
Berlusconi fra il 1973 e il 1975.
3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas (una sorta di
Edilnord 2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio accomandatario c'è sua
cugina Lidia Borsani, 31 anni. E i capitali li fornisce un'altra misteriosa
finanziaria luganese, la "Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in
Residenzentren Ag" (Aktien), fondata da misteriosi soci appena 10 giorni prima
della nascita di Edilnord 2. Berlusconi da questo momento sparisce nel nulla,
coperto da una selva di sigle e prestanome. Riemergerà solo nel 1975 per
presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come presidente della Fininvest. Intanto
nascono decine di società intestate a parenti e figuranti, controllate da
società di cui si ignorano i veri titolari. Come ha ricostruito Giuseppe Fiori
nel libro "Il venditore" (Garzanti, 1994, Milano), Italcantieri nasce nel 1973,
costituita da due fiduciarie ticinesi: "Cofigen Sa" di Lugano (legata al
finanziere Tito Tettamanzi, vicino alla massoneria e all'Opus Dei) e "Eti
A.G.Holding" di Chiasso (amministrata da un finanziere di estrema destra, Ercole
Doninelli, proprietario di un'altra società, la Fi.Mo, più volte inquisita per
riciclaggio, addirittura con i narcos colombiani).
4) Nel 1974 nasce la "Immobiliare San Martino", amministrata da Marcello Dell'Utri
e capitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio Italia
(diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria
Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick Pollack,
nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e prestanome,
"figlieranno" una miriade di società legate a Berlusconi e ai suoi cari: a
cominciare dalle 34 "Holding Italiana" che controllano il gruppo Fininvest.
Secondo il dirigente della Banca d'Italia Francesco Giuffrida e il sottufficiale
della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della Procura di
Palermo al processo contro Marcello Dell'Utri per concorso esterno in
associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il 1978 e il 1985
almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni di euro di oggi),
in parte addirittura in contanti e in assegni "mascherati", dei quali tuttoggi
"si ignora la provenienza". La Procura di Palermo sostiene che sono i capitali
mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al boss Stefano Bontate. La
difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti, anche se non spiega da dove
provenga tutta quella liquidità. Lo stesso consulente tecnico di Berlusconi, il
professor Paolo Jovenitti, ammette l'"anomalia" e l'incomprensibilità di alcune
operazioni dell'epoca.
5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di Soncino,
ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta orfana nel
1970, la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri d'autore, parco
di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due
piscine, centinaia di ettari di terreni. La Casati è assistita da un pro-tutore,
l'avvocato Cesare Previti, che è pure un amico di Berlusconi, figlio di un suo
prestanome (il padre Umberto) e dirigente di una società del gruppo (la
Immobiliare Idra). Grazie alla fortunata coincidenza, la favolosa villa con
annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell'epoca: un prezzo
irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di alcune
società immobiliari non quotate in borse, così che, quando la ragazza si
trasferisce in Brasile e tenta di monetizzare i titoli, si ritrova con una
carrettate di carta. A quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare le
azioni, ma alla metà del prezzo inizialmente pattuito. Una sentenza del
Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro "Gli affari del
presidente", che raccontava l'imbarazzante transazione.
6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello Dell'Utri, ingaggia come fattore (ma
recentemente Dell'Utri l'ha promosso "amministratore della villa") il noto
criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato Vittorio Mangano. Il
quale lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà sospettato di aver
organizzato il sequestro di Luigi d'Angerio principe di Sant'Agata, che aveva
appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con Berlusconi, Dell'Utri e lo
stesso Mangano. Mangano verrà condannato persino per narcotraffico (al
maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino) e, nel 1998, all'ergastolo per
omicidio e mafia.
7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2
(P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall'amico giornalista
Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene
registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. La
partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai
finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e
ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista
Giovanni Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal
piduista Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli,
Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani.
8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della
Guardia di Finanza nella sede dell'Edilnord Cantieri Residenziali. Si spaccia
per un "un semplice consulente esterno" addetto "alla progettazione di Milano
2". In realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto Previti.
Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta l'ispezione, sebbene abbiano
riscontrato più di un'anomalia nei rapporti con i misteriosi soci svizzeri.
Faranno carriera tutti e tre. Si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo
e Alberto Corrado. Berruti, il capopattuglia, lascerà le Fiamme Gialle pochi
mesi dopo per andare a lavorare per la Fininvest come avvocato d'affari (società
estere, contratti dei calciatori del Milan, e così via). Arrestato nel 1985
nello scandalo Icomec (e poi assolto), tornerà in carcere nel 1994 insieme a
Corrado per i depistaggi nell'inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza,
poi verrà eletto deputato per Forza Italia e condannato in primo e secondo grado
a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla loggia
P2.
9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza di Milano, che sta controllando i
telefoni di Berlusconi nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga,
redige un rapporto investigativo in cui si legge: "E' stato segnalato che il
noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla
Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane (Lombardia e Lazio). Il
predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa Smeralda avvalendosi
di società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque all'estero. Operativamente
le società in questione avrebbero conferito ampio mandato ai professionisti
della zona". Per otto anni l'indagine, seguita inizialmente dal pm Giorgio Della
Lucia (poi passato all'Ufficio istruzione, da anni imputato per corruzione in
atti giudiziari insieme al finanziere Filippo Alberto Rapisarda, ex datore di
lavoro ed ex socio di Marcello Dell'Utri) langue, praticamente dimenticata. Alla
fine, nel 1991, il gip milanese Anna Cappelli archivierà tutto.
10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato fra il Cavaliere e la Legge risale
al 16 ottobre 1984. Tre pretori, di Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa di
applicare le norme che regolano l'emittenza televisiva e che il Cavaliere ha
deciso di aggirare, trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi su tutto
il territorio nazionale. I tre magistrati fanno presente che è vietato, non si
può e bloccano le attrezzature che consentono l'operazione fuorilegge. Il
Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici, poi scatena
il popolo dei teledipendenti con lo slogan "Vietato vietare", opportunamente
rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio Costanzo. Lo slogan
viene subito tradotto in legge dal presidente del Consiglio Bettino Craxi. Il
quale abbandona una visita di Stato a Londra per precipitarsi in Italia e varare
un decreto legge ad personam ("decreto Berlusconi") che riaccende immediatamente
le tv illegali del suo compare. Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel
pentapartito, qualcuno non ci sta. E il decreto viene bocciato dall'aula come
incostituzionale. Due dei tre pretori reiterano il sequestro penale delle
attrezzature utilizzabili oltre l'ambito locale. Così Craxi partorisce un
secondo decreto Berlusconi, agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo
spauracchio della crisi di governo e delle elezioni anticipate, in caso di
mancata conversione in legge. Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il
monopolio illegale Fininvest sulla televisione commerciale con la legge Mammì,
detta anche "legge-Polaroid" per l'alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.
TUTTI I PROCESSI DI BERLUSCONI
Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)
La Corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver
giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione
alla P2, ma il reato è coperto dall'amnistia del 1989. Interrogato sotto
giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta della mia
iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo […].
Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta".
Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e
aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d'appello di Venezia
scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano
a verità […], smentite dalle risultanze della commissione Anselmi e dalle stesse
dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di Milano, e mai
contestate […]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha dichiarato il falso",
rilasciato "dichiarazioni menzognere" e "compiutamente realizzato gli estremi
obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza". Ma "il reato va
dichiarato estinto per intervenuta amnistia".
Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione)
I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate
(niente attenuanti generiche). Appello: prescrizione per tre tangenti (grazie
alle attenuanti generiche), assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530
c.p.p) per la quarta. Nelle motivazioni si legge: "Il giudizio di colpevolezza
dell'imputato poggia su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e
concordanti, per ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere
valenza probatoria". Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due
riferimenti alla classica insufficienza di prove. La Cassazione non può entrare
dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza precedente con
formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma oppure annulla).
Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale rimandano esplicitamente
all'"articolo 530 cpv": dove "cpv" significa "capoverso", cioè comma 2 ("prova
contraddittoria o insufficiente"). A 12 righe dalla fine, a scanso di equivoci,
i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari. Si legge infatti:
"Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza probatoria, nei
confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla Corte
d'appello...".
All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti)
I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su estero,
tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi. Appello: il reato cade in
prescrizione, ma c'è: "per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza
dell'innocenza". Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento
delle spese processuali. Nella sentenza definitiva tra l'altro si legge: "Le
operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su
estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern
Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest
spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente.
[…] Non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato".
All Iberian 2 (falso in bilancio)
Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in materia di
reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino l'Alta Corte di
giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le eccezioni sollevate
da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà dichiarato prescritto.
Medusa Cinema (falso in bilancio)
I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla
compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di
Silvio Berlusconi). Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art.
530). Berlusconi, secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non
essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore
Carlo Bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero.
Scrivono i giudici: "La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia
Berlusconi e le notorie rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi
postulano l'impossibilità di conoscenza sia dell'incremento sia soprattutto
dell'origine dello stesso". Cassazione: sentenza d'appello confermata.
Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio)
I grado: assoluzione dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per 4.4
miliardi di lire pagati in nero all'ex proprietario dei terreni che circondano
la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di secondo
letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali
"indubbiamente ha concorso Berlusconi". Appello: confermata l'assoluzione dalle
prime due accuse. Assoluzione anche dal primo dei due falsi in bilancio, mentre
il secondo rimane ma è coperto da amnistia. Cassazione: in corso.
Caso Lentini (falso in bilancio)
I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione
dell'acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie
alla nuova legge sul falso in bilancio. Appello: in corso.
Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio)
Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge
sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri
accantonati dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian
(comparto B della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in
Cassazione perché la mancata fissazione dell'udienza preliminare gli ha impedito
di sollevare un'eccezione d'incostituzionalità e di incompatibilità con le
direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato
dell'Ocse.
Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria).
Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo grado
ha portato alla condanna di Cesare Previti - è stato dichiarato prescritto dalla
Corte d'Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle motivazioni della
Cassazione, tra l'altro, si legge: "il rilievo dato [per concedere le attenuanti
generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi
è diventato presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non
appare per nulla incongruo…".
Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria)
A causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati da Berlusconi e dei
conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata
dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però
Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di
rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a tempo
di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria, delle
arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall'inizio del dibattimento.
Sme-Ariosto (falso in bilancio)
In seguito all'entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario,
questo capo d'imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato -
secondo l'accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo in
attesa che l'Alta Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le
nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta positiva
per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico. Come tutti gli altri
procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi.
Diritti televisivi (falso in bilancio e frode fiscale)
Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e Fabio
De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il presidente di
Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il quale - secondo
l'ipotesi accusatoria - avrebbe continuato anche dopo l'ingresso in politica nel
'94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus dell'azienda. Oggetto
dell'indagine: una serie di operazioni finanziarie di acquisto di diritti
cinematografici e televisivi da majors americane, con vorticosi passaggi fra una
società estera e l'altra del gruppo Berlusconi, con il risultato di far
lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e beneficiare di
sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal primo governo dello
stesso Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. Un presunto
falso in bilancio che i magistrati valutano in circa 180 milioni di euro nel
1994.
Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna)
Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto nel
2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di privarlo
dell'immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora ricevuto
risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana, nel maggio
2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di nuovo alle autorità italiane.
Berlusconi in Spagna è accusato - insieme a Marcello Dell'Utri e ad altri
dirigenti del gruppo Fininvest - di aver posseduto, grazie a una serie di
prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché
totalitario dell'emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti dell'antitrust
spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote
azionarie.
Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco)
Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei
termini massimi concessi per indagare.
Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage)
Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti "mandanti a
volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (Milano,
Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini d'indagine. A
Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però rilevato come
Berlusconi e Dell'Utri abbiano "intrattenuto rapporti non meramente episodici
con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato".
Cioè con il clan corleonese che da vent'anni guida Cosa Nostra, con centinaia di
omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge il giudice fiorentino che esiste
"una obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad
alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione [Forza Italia]:
articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del
garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi
anni 90". Poi aggiunge che, nel corso delle indagini, addirittura "l'ipotesi
iniziale [di un coinvolgimento di Berlusconi e dell'Utri nelle stragi] ha
mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità". Ma purtroppo è scaduto "il
termine massimo delle indagini preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori
elementi.
Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: "Gli atti del
fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di
contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari
controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell'Utri]. Ciò
di per sé legittima l'ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi
e Dell'Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini
dell'organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". Ma "la friabilità del
quadro indiziario impone l'archiviazione".
C'è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che
il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel
capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on.
Dell'Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due
"un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico". Talmente
fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra sul versante
istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi
referenti della politica e dell'economia". Cioè a "indurre nella trattativa lo
Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti,
assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva
beneficiato".
TUTTO CIÒ CHE PENSO DI BERLUSCONI
di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo Berlusconi
Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E' una costola del vecchio
regime. E' il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre
la Lega faceva cadere il regime, lui stava nel Mulino Bianco, col parrucchino e
la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma non l'avete visto,
oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre?
Berlusconi è bollito. E' un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio
asservito all'Ulivo, segue anche lui l'esercito di Franceschiello dietro il
caporale D'Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è
Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti. La
trattativa Lega-Forza Italia se l'è inventata lui, poveraccio. Il partito di
Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la bistecca e
la Lega il pestacarne.
Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un kaiser in
doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della
politica. Un Peròn della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di
nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel
mio pollaio.
Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un
palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord.
La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C'è qualche differenza fra noi e Berlusconi:
lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa
tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo
caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono
i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani del Nord
che sono morti a causa della droga. A me personalmente Berlusconi ha detto che i
soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini, fondata da un certo Giuseppe
Azzaretto, di Palermo, che poi è riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella
stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c'erano i conti di numerosi
esponenti di Cosa Nostra.
Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto
Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding. Come potrà
mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei
quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di
droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da
sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo governo, venga da
me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il partito del mafioso. Lui
comprava i nostri parlamentari e io l'ho abbattuto.
Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di
Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par
condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli
arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra
politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra,
con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono fatte
nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa
Nostra a Milano.
Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi
reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la
raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La
mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e
migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le televisioni, in
grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord.
Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in
barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono
da decine di migliaia di morti. Non è vero che 'pecunia non olet'. C'è denaro
buono che ha odore di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci
fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore.
Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col
Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse:
"Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e
mandammo indietro il maleficio al mago. Non c'è marchingegno stregato che oggi
ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa gente, niente
accordi politici: è un partito in cui milita Dell'Utri, inquisito per mafia.
La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera!
Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi.
Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa
per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non
esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel che penso,
lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni. Ma chi si
crede di essere: Nembo Kid?
Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi
dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che va tutto
bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte.
Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa che
con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che avrei fatto
di tutto per avere il cambiamento. E non c'è villa, non c'è regalo, non c'è
ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve sapere che
dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano due secondi,
e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati, quelli del Nord gli
arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all'inglese e scaraventano tutto
nel Lambro.
Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma.
Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di
fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il
lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini
del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna
portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità
gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle
frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade in
nessuna parte del mondo. E' ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo votate,
quello vi porta via anche i paracarri.
Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma
non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro
figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi.
Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito
degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come l'arcorista
è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma attento, Berlusconi:
né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere la nostra società. E lui
alla fine avrà un piccolo posto all'Inferno, perché quello lì non se lo pigliano
nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che dovrà sparire dalla circolazione,
non la Lega. Non siamo noi che litighiamo con Berlusconi, è la Storia che litiga
con lui.
(le frasi contenute nel testo sono state pronunciate testualmente da Umberto
Bossi fra il 1994 e il 1999, cioè durante le tensioni del primo governo
Berlusconi, dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi nel dicembre 1994 e prima
della loro riappacificazione alla fine del 1999. Le date esatte delle
dichiarazioni, tratte da giornali quotidiani e agenzie di stampa, sono le
seguenti: 1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994; 1,12,17
giugno 1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre 1994; 6,20,23
dicembre 1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile 1995; 10 giugno 1995;
29 luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto 1997; 18 giugno 1998; 22 luglio
1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre 1998; 24 febbraio 1999; 13 aprile 1999;
10 settembre 1999; 19 ottobre 1999)
Sebbene non sia stato incluso nell'opuscolo per ragioni di spazio, riportiamo
anche il capitolo
"Tutte le bugie di Berlusconi", sempre ad opera dei due autori, nella sola
versione italiana.
TUTTE LE BUGIE DI BERLUSCONI
"Io dico sempre cose sincere, anche perché non
ho memoria e dimenticherei le bugie. Come
ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo
della lotta politica? La gente deve fidarsi solo
di chi dice la verità" (Silvio Berlusconi, 2-3-94)
Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano scomparso nel 2001, lo
conosceva bene, avendolo avuto per 15 anni come editore. E diceva: "Silvio
Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre anche a se
stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne". Una pulsione
incontenibile e irrefrenabile, quella del presidente del Consiglio italiano
verso la menzogna. Persino in Tribunale. Infatti, il 22 ottobre 1990, la Corte
d'Appello di Venezia l'ha riconosciuto colpevole di aver mentito ai giudici
sotto giuramento: "Il Berlusconi - si legge nella sentenza - deponendo avanti il
Tribunale di Verona, ha dichiarato il falso, realizzando gli estremi obiettivi e
soggettivi del contestato delitto": cioè la falsa testimonianza, a proposito
della sua iscrizione alla loggia massonica P2. Il reato, accertato, fu
dichiarato estinto grazie a una provvidenziale amnistia approvata nel 1989.
Negli Stati Uniti la menzogna (specie se giurata dinanzi a un giudice) comporta
l'immediato impeachment: il colpevole lascia la Casa Bianca. In Italia, entra a
Palazzo Chigi. E, naturalmente, continua a mentire. Come prima e più di prima.
Quello che segue è un piccolo catalogo ragionato delle bugie berlusconiane.
BERLUSCONI GIOVANE
"La mia carriera canora (come cantante sulle navi da crociera, ndr) è
cominciata con una tournée in Libano" (7-6-1989). Ma secondo Giuseppe Fiori, suo
biografo non autorizzato, Berlusconi non è mai stato in Libano.
"Al 'Gardenia' (un locale notturno, ndr) di Milano, come poi sarebbe avvenuto a
Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in pista per ballare con le bionde"
(ibidem). Ma Berlusconi non ha mai suonato a Parigi.
"Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi dovevo suonare e
cantare nei locali della capitale" (8-7-1989). Ma Berlusconi non ha mai studiato
alla Sorbona: semmai alla Statale di Milano.
"A Parigi facevo il canottaggio ed ero campione italiano studentesco con il Cus
di Milano" (luglio 1989). Parigi a parte, esistono seri dubbi sui titoli
sportivi conquistati dal Cavaliere in canoa.
BERLUSCONI INCAPPUCCIATO
"Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo
comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di
iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale di Verona).
Berlusconi s'iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò regolarmente la
quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa testimonianza.
"Basta con questa storia della P2: l'ho già detto, ricevetti la tessera per
posta e non pagai neppure la quota d'iscrizione" (10-3-94). Ma, come ha
testimoniato anche Licio Gelli, gran maestro venerabile della loggia P2, "Berlusconi
ha fatto la normale iniziazione alla loggia P2".
BERLUSCONI IMPRENDITORE
"Il signor Berlusconi ha lavorato, ha rischiato, ha pagato le tasse e non
ha mai chiesto alcuna lira di contributi allo Stato" (22-5-95). Ma la Fininvest
è sotto processo per evasione fiscali di centinaia di miliardi; e ha ricevuto
contributi pubblici, tanto per l'editoria (5 miliardi e rotti all'anno per Il
Giornale, intestato al fratello Paolo, altrettanti per Il Foglio intestato alla
moglie Veronica), quanto per la cassa integrazione alla Standa e alla Mondadori.
"La legge Mammì ci ha tolto la metà del fatturato" (La Stampa, 24-5-95).
All'epoca della legge Mammì (che nell'agosto 1990 ha regolamentato il sistema
radiotelevisivo italiano), le dimensioni del gruppo erano pressappoco le stesse
del '95.
"La Mammì ci ha costretti a vendere i quotidiani e ci ha impedito di tenere le
pay tv" (La Stampa, 24-5-95). I quotidiani erano uno solo: il Giornale (subito
passato al fratello Paolo); le pay tv non esistevano ancora, visto che Tele+ è
nata il 20 ottobre '90.
"E' una falsità, una cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci
sia Craxi. Non devo nulla a Craxi e al cosiddetto Caf, e non rinnego nulla di
ciò che ho fatto" (a Mixer, Rai2, 21-2-94). Ma era stato lo stesso Berlusconi a
confessare, il 13-9-93, in un raro lampo di sincerità, di aver licenziato l'anchor
man Gianfranco Funari su ordine di Craxi ("Non è un mistero - aveva ammesso il
Cavaliere - che Berlusconi è sempre stato schiavo del Principe, e in più di
un'occasione ho dovuto tenerne conto. Un anno fa, se ricordate bene, io stavo
aspettando le concessioni televisive...").
BERLUSCONI CANDIDATO
"Tutti mi chiedono di candidarmi. Ma io so perfettamente quello che posso
fare. Se io facessi la scelta politica dovrei abbandonare le televisioni e
cambiare completamente mestiere. Un partito di Berlusconi non c'è stato, ne ci
sarà mai" (13-9-93). Due mesi dopo nasce ufficialmente Forza Italia e Berlusconi
si candida alla presidenza del Consiglio.
"Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario, sarà la ventesima
volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a mettermi contro gli attuali
protagonisti della politica. E perciò farà finta anche stavolta di non leggere
la mia smentita, per cui mi toccherà di ripeterla per la ventunesima volta e
chissà per quante altre volte ancora" (Epoca, 23-10-93). Come sopra.
"Il mio presunto partito esiste soltanto sulle pagine di alcuni giornali" (alla
commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.
BERLUSCONI PREMIER
"Il nostro futuro ministro della Giustizia è la dottoressa Parenti"
(6-2-94). Invece sarà Alfredo Biondi.
"Credo che al ministero dell'Interno ci sia bisogno di una persona esperta... di
un nonno" (La Stampa, 20-4-94). Infatti offre il ministero al pm Antonio Di
Pietro (44 anni), ma questi rifiuta, e allora Berlusconi nomina il leghista
Roberto Maroni (39 anni).
"Siamo orientati ad un governo molto snello, magari con meno sottosegretari:
sarebbe una bella rottura con il passato" (12-4-94). I sottosegretari saranno
39, rispettivamente 3 e 4 in più rispetto ai precedenti governi Ciampi e Amato.
"Il criterio per l'assegnazione dei ministeri sarà assolutamente meritocratico,
nessuna spartizione delle poltrone" (19-4-94). Infatti, per esempio, la
latinista Adriana Poli Bortone andrà alle Risorse Agricole.
"Questo governo è schierato dalla parte dell'opera di moralizzazione della vita
pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo
governo non verrà mai messa in discussione l'indipendenza dei magistrati" (al
Senato, 16-5-94). In 7 mesi di vita, il governo Berlusconi metterà
quotidianamente in discussione l'indipendenza dei giudici e approverà in tutta
fretta il "colpo di spugna" di Biondi, detto anche "decreto salvaladri", che
vieta l'arresto per i reati di corruzione, concussione, finanziamento illecito e
falso in bilancio.
"Falcone e Borsellino hanno dato la vita contro la mafia. E' nel loro nome che
il governo si sente vincolato a proseguirne l'opera. Sarebbe suicida abbassare
la guardia contro la criminalità. Bisogna invece dotare di strumenti migliori la
polizia e la magistratura" (al Senato il 16 e alla Camera il 18-5-94). Il primo
governo Berlusconi e la sua maggioranza tenteranno di smantellare la
legislazione voluta (e pagata con il sangue) da Falcone e Borsellino: carcere
duro per i boss (41-bis), legge sui pentiti, supercarceri nelle isole e così
via.
"Vi assicuro che non ci sarà il condono edilizio" (30-5-94). "Nel Consiglio dei
ministri o altrove non ho mai pronunciato la parola 'condono'. Sono i giornali
che vogliono farci apparire come gli altri governi" (23-6-94). Un mese dopo il
suo governo varerà il condono edilizio, e subito dopo quello fiscale.
"Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta" (29-3-94). "Mai mi occuperò di
questioni televisive, per non dare l'impressione di voler favorire i miei
affari, anzi starò più dalla parte della Rai che della Fininvest" (30-5-94).
Pochi giorni dopo, Berlusconi destituisce anzitempo l'intero consiglio
d'amministrazione della Rai, per nominarne uno nuovo di sua fiducia, con
appositi direttori di rete e tg. E proclama: "E' certamente anomalo che in uno
Stato democratico esista un servizio pubblico televisivo contro la maggioranza
che ha espresso il governo del Paese. Questa Rai non piace alla gente: me l'ha
detto un sondaggio. Il governo se ne occuperà tra breve" (7-6-94).
"Le nonne, le mamme e le zie d'Italia stiano tranquille: non sarà toccata una
lira delle pensioni attuali" (10-9-94). Poco dopo Berlusconi tenta una riforma
che taglia drasticamente le pensioni, poi bloccata da una manifestazione
sindacale con oltre un milione di persone e dalla dissociazione del suo ministro
del Lavoro Clemente Mastella, nonché del partito alleato Lega Nord che lascia il
governo e lo rovescia.
BERLUSCONI OPPOSITORE
"La par condicio ha danneggiato gravemente il Polo delle libertà"
(20-4-95). L'Osservatorio dell'università di Pavia sulle televisioni dimostra,
ininterrottamente dal 1995, che i politici più presenti sulle reti televisive
sono Berlusconi e i suoi uomini.
"Pochi ricordano che la Thatcher ha privatizzato qualunque cosa, tranne che la
British Telecom" (Liberal, 4-4-95). Ma è vero il contrario. Scrive infatti
Margaret Thatcher nella sua autobiografia ("Gli anni di Downing Street",
Sperling & Kupfer, 1994, pag.577): "British Telecom fu il primo servizio
pubblico ad essere privatizzato. Più di qualsiasi altra, la sua vendita pose le
basi del capitalismo ad azionariato popolare in Gran Bretagna... Fui più che
soddisfatta quando nel novembre 1984… British Telecom fu finalmente
privatizzata".
"Non so se avrò voglia di tornare a Palazzo Chigi. Troppo faticoso. La
presidenza del Consiglio non la reputo essenziale, non ho questa ambizione
personale" (10-2-95). "Non mi ritengo indispensabile. Sono assolutamente
favorevole ad un tecnico a Palazzo Chigi, io potrei restare leader del Polo in
cabina di regia" (13-4-95). "Adesso che si torna al teatrino della politica,
diventa inutile che io resti in pista. Meglio tornare a curare le mie aziende"
(31-5-95). "Il ruolo di regista delle riforme, come leader del Polo in
Parlamento, è un ruolo che mi attira molto di più di quello di presidente del
Consiglio" (10-10-95). Silvio Berlusconi avrà sempre un solo candidato per
Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi.
BERLUSCONI EDITORE
"Noi non abbiamo giornali-partito. Noi non teorizziamo né tantomeno
pratichiamo l'informazione come strumento di ricatto politico. I nostri sono
eccellenti prodotti editoriali, non fabbriche di consenso o, quel che è peggio,
di calunnie, di derisione, di disprezzo… Non ho mai usato né mai userò i miei
mezzi di comunicazione per scatenare campagne di aggressione contro un
concorrente, né diffamare chi non è d'accordo con me. Lascio questi metodi ad
altri" (Epoca, 20-10-93). Chiunque conosca giornali e tv berlusconiani sa che,
almeno dopo l'entrata in politica di Berlusconi, sono stati trasformati in
formidabili strumenti di attacco, aggressione e spesso anche di diffamazione per
i magistrati e gli avversari politici del loro proprietario.
BERLUSCONI RICANDIDATO
"Dal 1995, passata all'opposizione dopo il golpe politico-giudiziario,
mentre fischiavano le pallottole delle procure politicizzate, Forza Italia…" (da
"Una storia italiana", l'autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20
milioni di copie a tutte le famiglie italiane nell'aprile 2001, in piena
campagna elettorale). Forza Italia passò all'opposizione perché, il 21 dicembre
'94, Berlusconi salì al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la
Lega Nord gli aveva revocato l'appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al
Ppi di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D'Alema. Le procure non c'entrano
nulla.
"Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società off-shore
all'estero" (Silvio Berlusconi, 15-3-2000). La Cassazione ha già accertato
definitivamente che All Iberian è interamente controllata dalla Fininvest. Tant'è
che i suoi conti esteri venivano aperti dal tesoriere centrale del gruppo
Berlusconi, Giuseppino Scabini. All Iberian è una società off-shore con sede
all'estero (isole del Canale), come le altre 63 scoperte dal pool di Milano e
confermate dalla società di revisione internazionale Kpmg.
"Le nostre holding erano intestate ai nostri consulenti perché si faceva così,
era tutto normale: le trovavamo già pronte negli studi professionali
specializzati" (26-4-2001). Le 34 holding "Italiana 1,2,3,4 eccetera" che stanno
dietro alla Fininvest sin dalla fine degli anni 70 e le altre società della
galassia berlusconiana nascono quasi tutte senza il nome di Berlusconi, ma
intestate a prestanome: una cinquantina fra parenti, amici, casalinghe baresi,
disoccupati calabresi, elettricisti, malati terminali colpiti da ictus, persino
un cecoslovacco nato nel 1887. Tutto normale?
"Nessun mistero sulle origini delle mie fortune: ho cominciato con la
liquidazione di mio padre: 30 milioni" (26-4-2001). Poi, però, fra il 1978 e il
1983 Berlusconi si ritrovò in tasca 113 miliardi (degli anni 70, pari ad almeno
250 milioni di euro odierni). In parte giunti in contanti. Sulla provenienza di
quel fiume di denaro, Berlusconi non ha mai voluto spiegare nulla. Nemmeno
quando, nel novembre 2002, il Tribunale di Palermo che sta processando il suo
braccio destro Marcello Dell'Utri (parlamentare europeo e italiano, già
condannato per false fatture e frode fiscale e imputato per mafia, calunnia ed
estorsione), si è recato in trasferta a Palazzo Chigi per interrogarlo. In
quell'occasione, alle domande sulle origini di quei quattrini e sulle ragioni
che lo indussero a ospitare in casa sua per due anni un boss mafioso del calibro
di Vittorio Mangano, con mansioni di "stalliere" o di "fattore", il premier ha
Berlusconi ha risposto: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". E i
giudici sono ritornati a Palermo a mani vuote.
BERLUSCONI PREMIER/2
"Meno tasse per tutti" (slogan elettorale di Berlusconi, maggio 2001). Le
tasse degli italiani resteranno le stesse, anzi aumenteranno per l'incremento
sostanzioso dei tributi regionali e comunali, in conseguenza dei tagli ai
trasferimenti governativi a comuni e regioni. Il 13 novembre 2001, in visita a
Granada (Sagna), Berlusconi e il suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti
comunicano che "i conti pubblici non sono ancora a posto", dunque di ridurre le
tasse non se ne parla. Così come della riforma delle pensioni, promessa in
campagna elettorale alla Confindustria. Che subito protesta.
"Non ho mai detto che la civiltà occidentale è superiore all'Islam. E' colpa di
una sinistra irresponsabile che diffonde notizie false sul mio conto"
(7-9-2001). In realtà Berlusconi, soltanto il giorno prima, ha dichiarato
testualmente in una conferenza stampa dalla Germania: "Noi dobbiamo essere
consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al
benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c'è nei
paesi dell'Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica
e quella nostra sullo stesso piano… La libertà non è un patrimonio della civiltà
islamica… La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno
1400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l'Occidente conosce… C'è
una singolare coincidenza fra gli islamici e gli anti-global nella loro
opposizione all'Occidente". Poi l'incidente diplomatico internazionale, le
proteste della Lega Araba ("posizioni razziste"), l'imbarazzo dell'Occidente
impegnato nel tentativo di coinvolgere nella lotta al terrorismo fondamentalista
delle Due Torri i paesi islamici moderati. Così il Cavaliere è costretto alla
smentita, cioè all'ennesima bugia.
"Ho fatto un'esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato un'ottima
accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (10-10-2001). Così
Berlusconi al termine di un incontro ufficiale a Bruxelles con il presidente
Romano Prodi e gli altri membri della Commissione europea. Senonché Prodi cade
dalle nuvole: "Non ne abbiamo neanche parlato". Anche Solbes lo smentisce: "Non
ho espresso alcun giudizio sulla finanziaria italiana, la valuterò insieme al
patto di stabilità". Berlusconi è costretto alla retromarcia: "Io ho illustrato
l'azione del mio governo, Prodi e Solbes mi hanno ascoltato in silenzio". Poi,
in conferenza stampa, se la prende con il "club della menzogna della sinistra"
che gli attribuirebbe frasi mai dette.
"La tv pubblica è interamente nelle mani della sinistra, e anche la tv privata
si sbilancia a sinistra" (30-1-2002, a Le Figaro). Appena tornato al governo,
Berlusconi, che già detiene il monopolio assoluto della televisione commerciale
(Canale 5, Italia 1, Rete 4), nomina suoi uomini al vertice delle tre reti
pubbliche Rai (presidente Antonio Baldassarre, direttore generale Agostino Saccà).
Costoro allontanano dal video i due giornalisti più famosi della Rai, sgraditi
al premier - Enzo Biagi e Michele Santoro - nonché il comico Daniele Luttazzi,
anche lui inviso al Cavaliere. Poi, quando il primo consiglio di amministrazione
si dimette agli inizi del 2003, Berlusconi riunisce gli alleati in casa propria
per decidere i nuovi consiglieri, facendo infuriare addirittura i presidenti
delle due Camere, che rifiutano di ratificare le nomine. Alla fine, viene creato
un nuovo Cda Rai formato da 4 esponenti del centro-destra e uno solo del
centro-sinistra. Anche il direttore generale, amico di Berlusconi e del fratello
Paolo, è di stretta obbedienza governativa.
"Comprare Alessandro Nesta (difensore della Lazio e della Nazionale, ndr) per il
Milan? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel calcio
abbiamo sbagliato tutti, ora basta" (23-8-2002). L'indomani il Milan di
Berlusconi annuncia l'acquisto di Nesta, avvenuto da almeno una settimana.
"Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto (che
gli consente di spostare i suoi processi da Milano a Brescia, ndr)" (31-7-2002).
"La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (30-8-2002).
"E se in Irak non ci fossero più armi di distruzione di massa? Come parere
personale, non credo che ci siano più quegli ordigni" (16-10-2001, al termine di
un lungo incontro con Vladimir Putin). "Sono e resto con Blair, l'alleato più
vicino a Bush. Non ho mai detto che Saddam non ha armi di distruzione di massa.
Dico solo che potrebbe avere avuto il tempo di distruggerle o di metterle da
qualche altra parte" (17-10-2002, dopo le incredule proteste di Londra e
Washington).
"Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002). Berlusconi
smentisce le rivelazioni del quotidiano La Repubblica, il quale calcola che il
condono fiscale contenuto nella legge finanziaria Berlusconi consentirà al
gruppo Mediaset di chiudere la lite col fisco per il possesso di società
off-shore risparmiando multe per 100 milioni di euro, pari a 200 miliardi di
lire. Cinque mesi dopo, il settimanale l'Espresso scoprirà che Mediaset ha
regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando così circa 120 milioni di
euro di imposte.
"Ho assoluta fiducia nella Cassazione, fiducia che non né mai mancata. Altra
cosa sono certi pm che vogliono un ruolo particolare e imbastiscono processi che
finiscono nel nulla" (26 gennaio 2003).L'indomani la Cassazione gli dà torto e
non sposta i suoi processi da Milano. Lui, il premier, tuona subito contro i
"giudici golpisti".
BERLUSCONI IMPUTATO
"Giuro sui miei cinque figli che non so nulla di quanto mi viene
contestato (le tangenti alla Guardia di Finanza, ndr). Sono vittima di una
grande ingiustizia. Mi dicono che questo avviso è la risposta a quanto stiamo
facendo" (23-11-94). "E' come se mi avessero mandato un avviso di garanzia
accusandomi di non chiamarmi Silvio Berlusconi. Siccome sono certo di chiamarmi
Silvio Berlusconi, non credo che nessun tribunale giusto al mondo possa
condannarmi perché mi chiamo Silvio Berlusconi. Può esserci una condanna, ma
allora non sarà un atto di giustizia, ma sovversione" (1-12-94). "Io corruttore?
Sarebbe come incolpare suor Teresa di Calcutta, dopo una vita di sacrifici, se
una bambina dell'istituto allungasse una mano per pigliare un quarto di mela dal
fruttivendolo, non per sé, ma per darlo ad un altro" (27-10-95). "Nessuno si è
reso responsabile di corruzione, il capo del gruppo non era minimamente a
conoscenza di quanto gli viene addebitato. Il vero scandalo sta semmai nel fatto
che la mia impresa, come quasi tutte le imprese italiane, sia stata sottoposta a
pressioni concussive da parte di un corpo armato dello Stato... Siamo stati
costretti a pagare da un'associazione a delinquere come la Guardia di Finanza,
da elementi deviati di un corpo armato dello Stato" (16-1-96). Con buona pace
dell'incolpevole prole, due dirigenti Fininvest verranno definitivamente
condannati per corruzione della Guardia di Finanza, un consulente legale
definitivamente per favoreggiamento, i due segretari per falsa testimonianza in
primo e secondo grado, mentre Berlusconi verrà condannato dal Tribunale per
corruzione, dichiarato prescritto (cioè responsabile, ma non più punibile) dalla
Corte d'appello, infine assolto dalla Cassazione. Ma solo per "insufficienza
probatoria".
"Publitalia non ha mai emesso fatture false, e funziona come un orologio"
(31-5-95). Ma i massimi dirigenti di Publitalia, dal presidente fondatore
Marcello Dell'Utri in giù, hanno patteggiato condanne per decine di miliardi di
false fatture e frodi fiscali.
"Sono pronto a lasciare la guida del Polo, la Camera e la vita politica se verrà
dimostrato un rapporto mio o della Fininvest o di una società del gruppo col
signor Bettino Craxi, diverso da quello della pura amicizia!" (29-11-95). Craxi
è colui che nel 1984 impose con il suo governo al Parlamento ben due decreti ad
personam, i "decreti Berlusconi", per salvare le televisioni dell'amico finite
sotto inchiesta (e minacciate di sequestro dai magistrati) perché trasmettevano
illegalmente su tutto il territorio nazionale. La Corte di Cassazione,
confermando la prescrizione del reato di finanziamento illecito nel processo
sulla società berlusconiana off-shore "All Iberian", ha ritenuto dimostrato che
Berlusconi versò illegalmente a Craxi, tra il 1990 e il 1992, ben 21 miliardi
estero su estero. Ma Berlusconi non ha lasciato la vita politica.
"Non ho mai fatto alcun attacco alla magistratura" (10-10-95). "Se c'è una cosa
che mi viene addebitata e che non risponde al vero è da parte mia un giudizio
negativo nei confronti dei magistrati" (25-11-95). "Io sono un grande estimatore
della magistratura e l'ho dimostrato nella mia attività di governo, durante la
quale sono sempre stato vicino ai problemi dei giudici" (7-12-95). "Mi consenta
ancora una volta di esprimere ammirazione verso la magistratura e i giudici"
(23-1-96). Una costante dell'azione politica è l'attacco sistematico,
scientifico, incessante alla magistratura di ogni ordine e grado: dai pm di
Milano (ma anche di Palermo, Napoli, Torino: tutti quelli che si sono occupati
di lui o di sue aziende) ai giudici per le indagini preliminari, da quelli di
tribunale a quelli di appello, su su fino alle sezioni unite della Corte di
Cassazione, massima istanza giurisdizionale del Paese.
"Le inchieste sul mio gruppo sono iniziate soltanto dopo il mio impegno in
politica. Prima non avevo mai subito nulla del genere" (17-6-2003). Ma è vero il
contrario: prima nascono le inchieste sulla Fininvest di Berlusconi, poi (e
forse proprio per questo) Berlusconi "scende in campo" politico. La prima
indagine (poi archiviata) sul Berlusconi imprenditore, per traffico di droga, fu
aperta a Milano nel lontano 1983. Nel 1989 poi, sempre a Milano, Marcello Dell'Utri
finì per la prima volta sotto inchiesta per mafia (prosciolto). La tesi della
persecuzione politica per via giudiziaria, già esposta dal premier in una
denuncia a Brescia, è stata così smontata dal gip Carlo Bianchetti
nell'archiviazione del 15 maggio 2001: "Risulta dall'esame degli atti che,
contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le
iniziative giudiziarie… avevano preceduto e non seguito la decisione di
"scendere in campo"… [Il pool di Mani pulite ha compiuto, tra] il 27 febbraio
'92 e il 20 luglio '93, ben 25 accessi presso Fininvest e Publitalia". Lo stesso
Berlusconi, al momento di entrare in politica verso la fine del 1993, aveva
confidato ai famosi giornalisti Enzo Biagi e Indro Montanelli (che l'hanno poi
raccontato): "Se non entro in politica, fallisco e mi arrestano".
"E questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel
1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra, governo
messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un procedimento
iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle Nazioni Unite e
sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una clamorosa assoluzione
molti anni dopo" (29-1-2003). Berlusconi si ostina a ripetere che, nel 1994, il
suo governo fu rovesciato dall'invio di un "avviso di garanzia" per le mazzette
Fininvest alla Guardia di Finanza, a Napoli, mentre lui presiedeva un convegno
sulla criminalità organizzata. Si trattava in realtà di un "invito a comparire"
(una convocazione per un interrogatorio), dovuto per legge, che non fu affatto
notificato a Napoli, ma a Roma. E fu preannunciato al telefono all'interessato
la sera prima (21 novembre '94) dai carabinieri. Fu dunque Berlusconi, pur
sapendo di essere sospettato di corruzione, a decidere ugualmente di presiedere
il convegno anche l'indomani (giorno 22), esponendo il buon nome dell'Italia al
ludibrio internazionale. Ai magistrati milanesi, secondo un'informativa dei
carabinieri, risultava che lui, la sera stessa del 21, sarebbe rientrato a Roma
abbandonando il convegno napoletano inaugurato la mattina. Perciò inviarono i
militari per la consegna a Roma, non a Napoli. Quanto alle ragioni della caduta
del governo, quell'atto non ebbe alcuna conseguenza. L'hanno stabilito i
magistrati di Brescia, ai quali Berlusconi aveva presentato un esposto contro i
magistrati milanesi per "attentato agli organi costituzionali" (cioè al suo
primo governo). Nell'ordinanza del giudice Carlo Bianchetti che il 15 maggio
2001 archivia l'inchiesta e assolve il pool di Milano, si legge: "Alla
causazione del cosiddetto "ribaltone" è stata sostanzialmente estranea la
vicenda dell'invito a presentarsi, dal momento che, secondo la testimonianza
dell'allora ministro Maroni, la decisione della Lega Nord di "sfiduciare" il
governo Berlusconi (decisione che era stata determinante nella caduta
dell'Esecutivo) era stata formalizzata il 6 novembre 1994, e perciò due
settimane prima; trovava comunque le sue radici in un insanabile contrasto tra
la Lega Nord e gli altri partiti del Polo delle Libertà risalente a fine agosto
'94, allorché l'on. Bossi era venuto a sapere dell'intenzione del capo del
governo di "andare alle elezioni anticipate in autunno".
"Nel processo Sme non ci sono né indizi né prove contro di me, c'è solo il
teorema della signora Stefania Ariosto, una mitomane che ha fatto dei
pettegolezzi. Per la Sme mi aspetterei non un processo, ma una medaglia d'oro al
valore civile per avere salvato l'Italia da una svendita di un bene pubblico per
500 miliardi quando ne valeva 2500". La teste Stefania Ariosto non parla
dell'affare Sme: si limita a raccontare ciò che ha visto e sentito a proposito
di Previti e della corruzione di alcuni giudici romani. In realtà, nel processo
Sme, gli imputati sono sotto accusa per alcuni bonifici bancari. Il primo
riguarda l'industriale Pietro Barilla (deceduto nel '93): il 2 maggio e il 26
luglio 1988 da un conto estero di Barilla partono due accrediti (1 miliardo e
800 milioni di lire) destinati all'avvocato Attilio Pacifico, braccio destro
dell'avvocato berlusconiano Cesare Previti. Pacifico versa, secondo l'accusa,
200 milioni in contanti al giudice Filippo Verde, e tramite bonifico 850 a
milioni a Previti e 100 al giudice Renato Squillante. Il secondo bonifico chiama
invece direttamente in causa la Fininvest. Il 6 marzo 1991, dal conto svizzero "Ferrido",
aperto dal capo della tesoreria Fininvest Giuseppino Scabini, vengono
accreditati 434.404 dollari sul conto "Mercier" di Previti, da dove, un'ora
dopo, vengono girati sul conto "Rowena" del giudice Squillante. Secondo
l'accusa, il conto Ferrido (della galassia All Iberian) era alimentato con fondi
personali e familiari di Berlusconi. Di qui l'accusa, per tutti, di corruzione
giudiziaria. Per la Sme (la finanziaria alimentare dell'Iri), Berlusconi non
sventò alcuna svendita: la quota dell'azienda in vendita da parte dell'Iri era
stata valutata 500 miliardi da due esperti dell'università milanese Bocconi, e
dunque Carlo De Benedetti, unico offerente nel 1985, aveva offerto quella cifra.
Poi Berlusconi, su ordine di Craxi, si intromise nell'affare, rilanciando per un
10% appena: il minimo indispensabile per entrare in partita. Dunque offrì 550
miliardi, poco più di De Benedetti, poco meno di un quinto rispetto al valore
che oggi egli pretende di attribuire alla Sme del 1985.
"La magistratura politicizzata, nel 1992-'93, ha cancellato cinque partiti dalla
vita pubblica, risparmiando i comunisti per portarli al potere". A parte il
fatto che, a Milano, il pool Mani Pulite arrestò e inquisì quasi l'intero
vertice del Pci-Pds, esattamente come quelli dei partiti moderati, va detto che
le prime elezioni dopo Tangentopoli non le vinsero le sinistre. Le vinse
Berlusconi, occupando lo spazio lasciato libero dal pentapartito che si era
sciolto per mancanza di voti dopo lo scandalo. Il 24 gennaio 1994, al momento
della sua discesa in campo, il Cavaliere elogiò il pool di Milano per avere
scoperchiato lo scandalo di Tangentopoli: "La vecchia classe politica è stata
travolta dai fatti e superata dai tempi [...]. L'autoaffondamento dei vecchi
governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del finanziamento
illegale dei partiti, lascia il paese impreparato e incerto...". E il 6 febbraio
rincarò la dose: "Basta con i ladri di Stato, noi siamo per una politica nuova,
diversa, pulita. Siamo l'Italia che lavora contro l'Italia che ruba". Subito
dopo tentò di avere nel suo governo i due simboli del pool di Mani Pulite:
Antonio Di Pietro al ministero dell'Interno e Piercamillo Davigo alla Giustizia.
I due, però, rifiutarono. Ma evidentemente, all'epoca, Berlusconi non li
considerava "toghe rosse".
"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere
confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia della
polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto, dalla
relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati
contro il pool di Milano nell'ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi
(Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio '95:
"Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono aver
esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell'esercizio dei loro poteri [...].
Non si è riscontrata un'apprezzabile e significativa casistica di annullamenti
delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I provvedimenti
custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall'ulteriore e decisiva prova
della confessione dell'indagato. Né è risultato che tali confessioni siano state
in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia dell'ulteriore protrarsi
della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle confessioni alle
"condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si sarebbero venuti a
trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi, condizioni cui fa
riferimento l'on. Sgarbi: non è stata mai segnalata l'applicazione di regimi
detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla generalità dei casi".
"I magistrati del pool di Milano avevano come obbiettivo quello di favorire la
presa di potere da parte delle sinistre" (9-5-2003). A parte le considerazioni
già esposte, è interessante leggere la risposta data il 23 ottobre 1996 dal
ministro dell'Interno britannico Simon Brown al Parlamento britannico, per
spiegare il diniego opposto al ricorso degli avvocati di Berlusconi, i quali
parlavano di inchieste e reati "politici" per opporsi alla consegna dei
documenti sui conti esteri della galassia All Iberian: "Se ben capisco
l'argomentazione dei richiedenti [la Fininvest], essi sostengono che l'azione
giudiziaria in corso in Italia per donazioni illecite di 10 miliardi al signor
Craxi è politica, e che le accuse di falso contabile [...] sarebbero reato
connesso. Le donazioni politiche illegali sono un reato politico? Non sono
d'accordo. A me sembra piuttosto un reato contro la legge ordinaria promulgata
per garantire un corretto ordinamento del processo democratico in Italia - reato
in nulla diverso, diciamo, dal votare due volte alle elezioni [...]. Il reato in
questione è stato commesso per influenzare la politica del governo: non si
pagano clandestinamente grosse somme di denaro a un partito politico senza uno
scopo [...]. Non accetto in nessun modo che il desiderio della magistratura
italiana di smascherare e punire la corruzione nella vita pubblica e politica, e
il conflitto che ciò ha creato tra i giudici e i politici in quel paese, operi
in modo tale da trasformare i reati in questione in reati politici. È un uso
scorretto del linguaggio definire la campagna dei magistrati come improntata a
"fini politici", o le loro azioni nei confronti del signor Berlusconi come
persecuzione politica. Al contrario, tutto ciò che ho letto su questo caso
suggerisce che la magistratura stia dimostrando una giusta indipendenza politica
dall'esecutivo ed equanimità nel trattare in modo eguale i politici di tutti i
partiti [...]. [Il reato] non è intrinsecamente politico, né lo diviene nel caso
che l'autore del reato speri di cambiare la politica del governo comprando
influenza politica, e neanche se il potere giudiziario, perseguendo lui, spera
di ripulire la politica. Nessuno degli argomenti dei richiedenti riesce a
persuadermi in nulla che i reati in questione siano politici. Non riesco proprio
a vedere i pagatori corrotti della politica come i "Garibaldi di oggi", o
cercatori di libertà, o "prigionieri politici".
"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere
confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia della
polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto, dalla
relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati
contro il pool di Milano nell'ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi
(Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio '95:
"Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono aver
esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell'esercizio dei loro poteri [...].
Non si è riscontrata un'apprezzabile e significativa casistica di annullamenti
delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I provvedimenti
custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall'ulteriore e decisiva prova
della confessione dell'indagato. Né è risultato che tali confessioni siano state
in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia dell'ulteriore protrarsi
della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle confessioni alle
"condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si sarebbero venuti a
trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi, condizioni cui fa
riferimento l'on. Sgarbi: non è stata mai segnalata l'applicazione di regimi
detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla generalità dei casi".
BERLUSCONI E IL CONFLITTO D'INTERESSI
"Dire che nell'attività di governo e politica ci sia stato qualche volta
un interesse personale, non solo del signor Berlusconi, ma anche di altri membri
di Forza Italia, è una vergogna" (14-12-95). "La vecchia classe politica che
facendo politica prendeva soldi. Io posso dire che per fare politica ne ho spesi
parecchi" (15-12-95). Il primo governo Berlusconi passerà alla storia per due
provvedimenti: il decreto Biondi, che vietava le custodia in carcere per
corruzione alla vigilia dell'arresto di Paolo Berlusconi per corruzione; e la
legge Tremonti, che ha fruttato alla Mediaset dello stesso Berlusconi (Silvio)
sgravi fiscali per 243 miliardi.
"Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie proprietà"
(23-3-94). "Ho sempre riconosciuto che c'era un'anomalia da sanare... Sono il
primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra l'esercizio dei
doveri di governo e l'esercizio dei diritti proprietari" (2-8-94). "Le mie
aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i miei interessi
privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività pubblica che svolgerò
nell'interesse di tutti. Credo che quella del blind trust americano sia la
soluzione ideale" (11-4-94). "Oggi vi annuncio che ho deciso di vendere le mie
aziende, perché credo che qualcuno, quando si prende un impegno e dentro questo
impegno ci sono certe condizioni che sono ostative allo svolgimento globale
dell'impegno, deve avere anche il coraggio di sacrificarsi... Non sarà facile
trovare un compratore, ma andremo in Borsa con la televisione e terrò una quota
assolutamente non di maggioranza" (23-11-94). "Da novembre ho dato mandato
irrevocabile alla Fininvest di vendere le tv" (18-3-95). "Venderò le tv ad
imprenditori internazionali" (Il Giornale, 1-4-95). "Il conflitto d'interessi
sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). Nove anni dopo
il suo primo governo e due anni dopo l'avvio del secondo, Berlusconi non ha
risolto il conflitto d'interessi né tantomeno ha ceduto alcuna delle sue
aziende. Anzi, il 21 dicembre 2001, comunica agli italiani che "il conflitto
d'interessi esiste solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando
sono entrato in politica al servizio del Paese". E il 7 maggio 2003, ancora più
esplicito: "Il conflitto d'interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c'è
nessun conflitto d'interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al
mio gruppo. Non c'è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e da
questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono sceso in
politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi".