TUTTE LE BUGIE DI
BERLUSCONI
"Io dico sempre cose sincere, anche perché non
ho memoria e dimenticherei le bugie. Come ci si
può fidare di chi usa la menzogna come mezzo
della lotta politica? La gente deve fidarsi solo di
chi dice la verità" (Silvio Berlusconi, 2-3-94)
Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano scomparso nel 2001,
lo conosceva bene, avendolo avuto per 15 anni come editore. E diceva:
"Silvio Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre
anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne". Una
pulsione incontenibile e irrefrenabile, quella del presidente del
Consiglio italiano verso la menzogna. Persino in Tribunale. Infatti, il
22 ottobre 1990, la Corte d'Appello di Venezia l'ha riconosciuto
colpevole di aver mentito ai giudici sotto giuramento: "Il Berlusconi -
si legge nella sentenza - deponendo avanti il Tribunale di Verona, ha
dichiarato il falso, realizzando gli estremi obiettivi e soggettivi del
contestato delitto": cioè la falsa testimonianza, a proposito della sua
iscrizione alla loggia massonica P2. Il reato, accertato, fu dichiarato
estinto grazie a una provvidenziale amnistia approvata nel 1989. Negli
Stati Uniti la menzogna (specie se giurata dinanzi a un giudice)
comporta l'immediato impeachment: il colpevole lascia la Casa Bianca. In
Italia, entra a Palazzo Chigi. E, naturalmente, continua a mentire. Come
prima e più di prima. Quello che segue è un piccolo catalogo ragionato
delle bugie berlusconiane.
BERLUSCONI GIOVANE
"La mia carriera canora (come cantante sulle navi da crociera, ndr) è
cominciata con una tournée in Libano" (7-6-1989). Ma secondo Giuseppe
Fiori, suo biografo non autorizzato, Berlusconi non è mai stato in
Libano. "Al 'Gardenia' (un locale notturno, ndr) di Milano, come poi
sarebbe avvenuto a Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in pista per
ballare con le bionde" (ibidem). Ma Berlusconi non ha mai suonato a
Parigi. "Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi
dovevo suonare e cantare nei locali della capitale" (8-7-1989). Ma
Berlusconi non ha mai studiato alla Sorbona: semmai alla Statale di
Milano. "A Parigi facevo il canottaggio ed ero campione italiano
studentesco con il Cus di Milano" (luglio 1989). Parigi a parte,
esistono seri dubbi sui titoli sportivi conquistati dal Cavaliere in
canoa.
BERLUSCONI INCAPPUCCIATO
"Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo
comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una
quota di iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale
di Verona). Berlusconi s'iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò
regolarmente la quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa
testimonianza. "Basta con questa storia della P2: l'ho già detto,
ricevetti la tessera per posta e non pagai neppure la quota
d'iscrizione" (10-3-94). Ma, come ha testimoniato anche Licio Gelli,
gran maestro venerabile della loggia P2, "Berlusconi ha fatto la normale
iniziazione alla loggia P2".
BERLUSCONI IMPRENDITORE
"Il signor Berlusconi ha lavorato, ha rischiato, ha pagato le tasse e
non ha mai chiesto alcuna lira di contributi allo Stato" (22-5-95). Ma
la Fininvest è sotto processo per evasione fiscali di centinaia di
miliardi; e ha ricevuto contributi pubblici, tanto per l'editoria (5
miliardi e rotti all'anno per Il Giornale, intestato al fratello Paolo,
altrettanti per Il Foglio intestato alla moglie Veronica), quanto per la
cassa integrazione alla Standa e alla Mondadori. "La legge Mammì ci ha
tolto la metà del fatturato" (La Stampa, 24-5-95). All'epoca della legge
Mammì (che nell'agosto 1990 ha regolamentato il sistema radiotelevisivo
italiano), le dimensioni del gruppo erano pressappoco le stesse del '95.
"La Mammì ci ha costretti a vendere i quotidiani e ci ha impedito di
tenere le pay tv" (La Stampa, 24-5-95). I quotidiani erano uno solo: il
Giornale (subito passato al fratello Paolo); le pay tv non esistevano
ancora, visto che Tele+ è nata il 20 ottobre '90. "E' una falsità, una
cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci sia Craxi. Non
devo nulla a Craxi e al cosiddetto Caf, e non rinnego nulla di ciò che
ho fatto" (a Mixer, Rai2, 21-2-94). Ma era stato lo stesso Berlusconi a
confessare, il 13-9-93, in un raro lampo di sincerità, di aver
licenziato l'anchor man Gianfranco Funari su ordine di Craxi ("Non è un
mistero - aveva ammesso il Cavaliere - che Berlusconi è sempre stato
schiavo del Principe, e in più di un'occasione ho dovuto tenerne conto.
Un anno fa, se ricordate bene, io stavo aspettando le concessioni
televisive...").
BERLUSCONI CANDIDATO
"Tutti mi chiedono di candidarmi. Ma io so perfettamente quello che
posso fare. Se io facessi la scelta politica dovrei abbandonare le
televisioni e cambiare completamente mestiere. Un partito di Berlusconi
non c'è stato, nè ci sarà mai" (13-9-93). Due mesi dopo nasce
ufficialmente Forza Italia e Berlusconi si candida alla presidenza del
Consiglio. "Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario,
sarà la ventesima volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a
mettermi contro gli attuali protagonisti della politica. E perciò farà
finta anche stavolta di non leggere la mia smentita, per cui mi toccherà
di ripeterla per la ventunesima volta e chissà per quante altre volte
ancora" (Epoca, 23-10-93). Come sopra. "Il mio presunto partito esiste
soltanto sulle pagine di alcuni giornali" (alla commissione Bilancio
della Camera, 26-10-93). Come sopra.
BERLUSCONI PREMIER/2
"Il nostro futuro ministro della Giustizia è la dottoressa Parenti"
(6-2-94). Invece sarà Alfredo Biondi. "Credo che al ministero
dell'Interno ci sia bisogno di una persona esperta... di un nonno" (La
Stampa, 20-4-94). Infatti offre il ministero al pm Antonio Di Pietro (44
anni), ma questi rifiuta, e allora Berlusconi nomina il leghista Roberto
Maroni (39 anni). "Siamo orientati ad un governo molto snello, magari
con meno sottosegretari: sarebbe una bella rottura con il passato"
(12-4-94). I sottosegretari saranno 39, rispettivamente 3 e 4 in più
rispetto ai precedenti governi Ciampi e Amato. "Il criterio per
l'assegnazione dei ministeri sarà assolutamente meritocratico, nessuna
spartizione delle poltrone" (19-4-94). Infatti, per esempio, la
latinista Adriana Poli Bortone andrà alle Risorse Agricole. "Questo
governo è schierato dalla parte dell'opera di moralizzazione della vita
pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da
questo governo non verrà mai messa in discussione l'indipendenza dei
magistrati" (al Senato, 16-5-94). In 7 mesi di vita, il governo
Berlusconi metterà quotidianamente in discussione l'indipendenza dei
giudici e approverà in tutta fretta il "colpo di spugna" di Biondi,
detto anche "decreto salvaladri", che vieta l'arresto per i reati di
corruzione, concussione, finanziamento illecito e falso in bilancio.
"Falcone e Borsellino hanno dato la vita contro la mafia. E' nel loro
nome che il governo si sente vincolato a proseguirne l'opera. Sarebbe
suicida abbassare la guardia contro la criminalità. Bisogna invece
dotare di strumenti migliori la polizia e la magistratura" (al Senato il
16 e alla Camera il 18-5-94). Il primo governo Berlusconi e la sua
maggioranza tenteranno di smantellare la legislazione voluta (e pagata
con il sangue) da Falcone e Borsellino: carcere duro per i boss
(41-bis), legge sui pentiti, supercarceri nelle isole e così via. "Vi
assicuro che non ci sarà il condono edilizio" (30-5-94). "Nel Consiglio
dei ministri o altrove non ho mai pronunciato la parola 'condono'. Sono
i giornali che vogliono farci apparire come gli altri governi"
(23-6-94). Un mese dopo il suo governo varerà il condono edilizio, e
subito dopo quello fiscale. "Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta"
(29-3-94). "Mai mi occuperò di questioni televisive, per non dare
l'impressione di voler favorire i miei affari, anzi starò più dalla
parte della Rai che della Fininvest" (30-5-94). Pochi giorni dopo,
Berlusconi destituisce anzitempo l'intero consiglio d'amministrazione
della Rai, per nominarne uno nuovo di sua fiducia, con appositi
direttori di rete e tg. E proclama: "E' certamente anomalo che in uno
Stato democratico esista un servizio pubblico televisivo contro la
maggioranza che ha espresso il governo del Paese. Questa Rai non piace
alla gente: me l'ha detto un sondaggio. Il governo se ne occuperà tra
breve" (7-6-94). "Le nonne, le mamme e le zie d'Italia stiano
tranquille: non sarà toccata una lira delle pensioni attuali" (10-9-94).
Poco dopo Berlusconi tenta una riforma che taglia drasticamente le
pensioni, poi bloccata da una manifestazione sindacale con oltre un
milione di persone e dalla dissociazione del suo ministro del Lavoro
Clemente Mastella, nonché del partito alleato Lega Nord che lascia il
governo e lo rovescia.
BERLUSCONI OPPOSITORE
"La par condicio ha danneggiato gravemente il Polo delle libertà"
(20-4-95). L'Osservatorio dell'università di Pavia sulle televisioni
dimostra, ininterrottamente dal 1995, che i politici più presenti sulle
reti televisive sono Berlusconi e i suoi uomini. "Pochi ricordano che la
Thatcher ha privatizzato qualunque cosa, tranne che la British Telecom"
(Liberal, 4-4-95). Ma è vero il contrario. Scrive infatti Margaret
Thatcher nella sua autobiografia ("Gli anni di Downing Street", Sperling
& Kupfer, 1994, pag.577): "British Telecom fu il primo servizio pubblico
ad essere privatizzato. Più di qualsiasi altra, la sua vendita pose le
basi del capitalismo ad azionariato popolare in Gran Bretagna... Fui più
che soddisfatta quando nel novembre 1984. British Telecom fu finalmente
privatizzata". "Non so se avrò voglia di tornare a Palazzo Chigi. Troppo
faticoso. La presidenza del Consiglio non la reputo essenziale, non ho
questa ambizione personale" (10-2-95). "Non mi ritengo indispensabile.
Sono assolutamente favorevole ad un tecnico a Palazzo Chigi, io potrei
restare leader del Polo in cabina di regia" (13-4-95). "Adesso che si
torna al teatrino della politica, diventa inutile che io resti in pista.
Meglio tornare a curare le mie aziende" (31-5-95). "Il ruolo di regista
delle riforme, come leader del Polo in Parlamento, è un ruolo che mi
attira molto di più di quello di presidente del Consiglio" (10-10-95).
Silvio Berlusconi avrà sempre un solo candidato per Palazzo Chigi:
Silvio Berlusconi.
BERLUSCONI EDITORE
"Noi non abbiamo giornali- partito. Noi non teorizziamo né tantomeno
pratichiamo l'informazione come strumento di ricatto politico. I nostri
sono eccellenti prodotti editoriali, non fabbriche di consenso o, quel
che è peggio, di calunnie, di derisione, di disprezzo. Non ho mai usato
né mai userò i miei mezzi di comunicazione per scatenare campagne di
aggressione contro un concorrente, né diffamare chi non è d'accordo con
me. Lascio questi metodi ad altri" (Epoca, 20-10-93). Chiunque conosca
giornali e tv berlusconiani sa che, almeno dopo l'entrata in politica di
Berlusconi, sono stati trasformati in formidabili strumenti di attacco,
aggressione e spesso anche di diffamazione per i magistrati e gli
avversari politici del loro proprietario.
BERLUSCONI RICANDIDATO
"Dal 1995, passata all'opposizione dopo il golpe politico-giudiziario,
mentre fischiavano le pallottole delle procure politicizzate, Forza
Italia." (da "Una storia italiana", l'autobiografia illustrata di
Berlusconi inviata in 20 milioni di copie a tutte le famiglie italiane
nell'aprile 2001, in piena campagna elettorale). Forza Italia passò
all'opposizione perché, il 21 dicembre '94, Berlusconi salì al Quirinale
e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega Nord gli aveva revocato
l'appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al Ppi di Rocco
Buttiglione e al Pds di Massimo D'Alema. Le procure non c'entrano nulla.
"Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società
off- shore all'estero" (Silvio Berlusconi, 15-3-2000). La Cassazione ha
già accertato definitivamente che All Iberian è interamente controllata
dalla Fininvest. Tant'è che i suoi conti esteri venivano aperti dal
tesoriere centrale del gruppo Berlusconi, Giuseppino Scabini. All
Iberian è una società off- shore con sede all'estero (isole del Canale),
come le altre 63 scoperte dal pool di Milano e confermate dalla società
di revisione internazionale Kpmg. "Le nostre holding erano intestate ai
nostri consulenti perché si faceva così, era tutto normale: le trovavamo
già pronte negli studi professionali specializzati" (26-4-2001). Le 34
holding "Italiana 1,2,3,4 eccetera" che stanno dietro alla Fininvest sin
dalla fine degli anni 70 e le altre società della galassia berlusconiana
nascono quasi tutte senza il nome di Berlusconi, ma intestate a
prestanome: una cinquantina fra parenti, amici, casalinghe baresi,
disoccupati calabresi, elettricisti, malati terminali colpiti da ictus,
persino un cecoslovacco nato nel 1887. Tutto normale? "Nessun mistero
sulle origini delle mie fortune: ho cominciato con la liquidazione di
mio padre: 30 milioni" (26-4-2001). Poi, però, fra il 1978 e il 1983
Berlusconi si ritrovò in tasca 113 miliardi (degli anni 70, pari ad
almeno 250 milioni di euro odierni). In parte giunti in contanti. Sulla
provenienza di quel fiume di denaro, Berlusconi non ha mai voluto
spiegare nulla. Nemmeno quando, nel novembre 2002, il Tribunale di
Palermo che sta processando il suo braccio destro Marcello Dell'Utri
(parlamentare europeo e italiano, già condannato per false fatture e
frode fiscale e imputato per mafia, calunnia ed estorsione), si è recato
in trasferta a Palazzo Chigi per interrogarlo. In quell'occasione, alle
domande sulle origini di quei quattrini e sulle ragioni che lo indussero
a ospitare in casa sua per due anni un boss mafioso del calibro di
Vittorio Mangano, con mansioni di "stalliere" o di "fattore", il premier
ha Berlusconi ha risposto: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere".
E i giudici sono ritornati a Palermo a mani vuote.