[The Economist]
Ci si aspetta che Silvio Berlusconi, l’imprenditore più ricco d’Italia, venga eletto nuovamente Presidente del Consiglio, dopo le elezioni del mese prossimo. Tuttavia, è ancora bloccato in una serie di battaglie legali. Le sue compagnie hanno utilizzato denaro proveniente da fonti non rintracciabili - ed è persino accusato di legami con la Mafia.
Il 20 aprile [2001, N.d.R.] in una spoglia aula di tribunale di Milano, tre giudici si sono riuniti per l’udienza di un importante processo. Il caso riguardava l’accusa di corruzione di giudici. Affissa alla porta c’era la lista degli imputati. Il primo nome era quello di Silvio Berlusconi.
Questo caso illustra in maniera vivida come Berlusconi non si sia lasciato alle spalle i propri problemi con la giustizia. Poco prima di diventare Presidente del Consiglio per la prima volta, a maggio 1994, il suo impero commerciale, Fininvest, fu indagato nell’ambito dell’inchiesta “Mani Pulite”. Questa operazione, lanciata dai magistrati di Milano nel 1992, ha smascherato le radici profonde della corruzione nella politica, nella burocrazia e nelle imprese italiane.
Quando Berlusconi ha fondato il suo partito politico, Forza Italia, nel 1993, poco si sapeva dei suoi metodi nel fare affari. Si proponeva agli italiani come l’uomo che si è fatto da sé e che ha costruito un potente impero televisivo spezzando il monopolio della televisione di stato italiana, la RAI. Raccontò loro di rappresentare un taglio netto con il passato corrotto del paese.
Dal 1994, tuttavia, i magistrati hanno indagato su molte accuse mosse contro Berlusconi, incluso il riciclaggio di denaro sporco, l’associazione mafiosa, l’evasione fiscale, il concorso in omicidio e la corruzione di politici, magistrati e Guardia di Finanza. Berlusconi, che nega vigorosamente tutte le accuse, sostiene che giudici di sinistra dominino la magistratura, e che Mani Pulite era mossa da intenti politici. Come c’era da aspettarsi, i suoi più stretti alleati fanno eco a queste affermazioni. “Berlusconi è stato perseguitato dall’inizio del 1993. C’è del marcio nel sistema giudiziario” ha detto Fedele Confalonieri, amico di vecchia data e presidente di Mediaset, il gruppo televisivo di Fininvest.
Un anziano giudice britannico, Lord Simon Brown, nel 1996 ha espresso un’opinione piuttosto diversa. Il caso riguardava un tentativo fallito di Berlusconi di impedire che i magistrati italiani mettessero le mani su alcuni documenti sequestrati dal Serious Fraud Office britannico [Ufficio contro le frodi gravi, N.d.T.]. I magistrati avevano bisogno di quei documenti come prova, in un processo sul finanziamento illecito ai partiti, mentre Berlusconi sosteneva che l’accusa aveva intenti politici. “Si è trattato di un uso improprio del linguaggio” ha detto Lord Brown “attribuire “scopi politici” all’operato dei magistrati o definire il loro atteggiamento nei confronti di Berlusconi “una persecuzione politica”; (…) la magistratura sta dimostrando (…) equità nel trattare i politici di ogni schieramento. E’ in un certo senso ironico che tutti vogliano essere considerati imputati politici per reati commessi in parte quando Berlusconi stesso era al potere. (…) Non posso proprio considerare “prigionieri politici” (…) coloro che agirono attivamente nella corruzione politica.”
Ma Berlusconi ha una seconda linea di difesa. “L’Italia non è un paese normale. Perfino un’anomalia come Berlusconi deve essere compresa all’interno del contesto italiano. Non ha fatto nulla di peggio di qualunque altro imprenditore italiano” dice Confalonieri.
Di fatto, molti italiani, e non tutti di destra, sono d’accordo. Berlusconi, dicono, ha fatto quello che tutti gli uomini d’affari hanno dovuto fare per farsi strada: pagare chiunque fosse stato in grado di dare una mano, compresi politici e magistrati. Sostengono che la colpa di Berlusconi sia semplicemente di essere più intelligente e di essersi arricchito di più dei suoi rivali. D’altra parte, aggiungono, cosa facevano gli stessi magistrati prima di Mani Pulite, quando erano notoriamente inattivi nel perseguire pezzi grossi?
Altri non sono d’accordo. “E’ andato oltre al limite accettabile nel fare affari in Italia” ha commentato un importante banchiere italiano.
Gli ingranaggi della giustizia
Tre sono le cose necessarie per capire appieno il contesto della selva giudiziaria di Berlusconi. Prima di tutto, in seguito ad un’accusa di reato, in Italia il magistrato ha l’obbligo di esercitare l’azione penale. Le indagini possono durare fino ad un massimo di due anni senza che ci sia un’accusa formale. In secondo luogo, una volta formalizzata l’accusa, il sistema giudiziario si muove lentamente: un processo può durare anni, così come il processo d’appello. Infine, l’imputato non è considerato colpevole fino alla sentenza finale.
Berlusconi non ha nessuna condanna definitiva per ora, ma solo tre dei nove processi contro di lui hanno raggiunto la sentenza finale. Nell’unico caso in cui si conosce la sentenza finale, riguardo finanziamenti illeciti a politici, il tribunale non l’ha dichiarato innocente. Ha confermato la sentenza d’appello che, a causa del lasso di tempo trascorso, aveva applicato la prescrizione. Per il codice penale italiano, questa estingue di fatto il reato.
Tutti i problemi di Berlusconi nascono dalla sua carriera di imprenditore, che è iniziata negli anni ‘60. Quando è entrato in politica, ha abbandonato la direzione di tutte le compagnie Fininvest eccetto il Milan, la squadra di calcio. Tuttavia, continua a detenere il controllo maggioritario delle azioni e almeno uno dei suoi due figli più grandi siedono nel Consiglio di Amministrazione di tutte le compagnie dell’impero.
La struttura di quell’impero non è nota neppure ora ed è stata addirittura più oscura in passato. Ventidue proprietà finanziarie, ognuna della famiglia Berlusconi, controllano il 96% della proprietà maggiore, Fininvest.
LA TABELLA DELLE ACCUSE: i processi di Berlusconi in Italia. Fonte: The Economist [aggiornati al 2001, N.d.R.]...









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